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Certi Bambini (Italia - 2004)

Regia:Andrea e Antonio Frazzi
Sceneggiatura: Andrea e Antonio Frazzi, Marcello Fois, Ferdinando Vicentini Orgnani
Fotografia: Paolo Carnera
Musiche: Almamegretta
Montaggio: Claudio Cutrì
Scenografia: Mario di Pace

Produzione: Rosario Rinaldo per Pequod, col contributo dell’Istituto Luce e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Distribuzione: Mikado
Durata: 94'
Genere: Drammatico

Interpreti: Gianluca di Gennaro, Miriam Candurro, Carmine Recano, Sergio Solli

Note: - Tratto dall'omonimo romanzo di Diego De Silva

Rosario ha 11 anni e abita in un condominio nella periferia di Napoli insieme alla nonna Liliana, vecchia e malata. Il ragazzo passa le sue giornate trascinandosi tra sale giochi, brutte paninoteche, piccoli reati, roulette russe improvvisate sulla tangenziale. Frequenta anche un centro di accoglienza, gestito da volontari, che aiuta le famiglie in difficoltà. Le sue figure di riferimento sono così Damiano, un bullo del quartiere, e Santino, un volontario del centro, dove un giorno Rosario conosce Caterina. Si innamora di lei e la sua vita sembra cambiare in meglio, ma poi una serie di avvenimenti negativi lo getta definitivamente nelle braccia della malavita.

I fratelli Frazzi dipingono una tela plasticamente e cromaticamente violenta perché il disagio è veicolato, in linea coi precedenti Don Milani - Il priore di Barbiana e Il cielo cade, dai corpi innocenti per antonomasia, quelli dei bambini appunto. Educazione sentimentale e criminale dell’undicenne Rosario (Gianluca Di Gennaro) che mentre si prende cura della nonna, Lilina (Nuccia Fumo), alterna partite a pallone e furti casalinghi su commissione col branco di amici alla frequentazione del centro di accoglienza del parroco locale dove scatta il primo, grande amore per la ventenne Caterina (Miriam Candurro). Seguendo le linee tortuose dell’omonimo romanzo, premio Campiello, sul mondo dei baby-killer del co-sceneggiatore Diego De Silva, i fratelli Frazzi aderiscono a corpi non-professionisti dall’acre, ribellistico sapore truffautiano-placidiano, veicolo privilegiato dai quali e verso i quali si sprigiona la purezza sottocutanea dello sguardo in questo film di bambini, sui bambini, specchi potenti della bestialità di "certi adulti" puntati con una sensibilità tattile che, raggiunge momenti di grazia (le dita di Rosario che accarezzano le labbra di Caterina, le rudi tenerezze con la nonna) preziosi. Sapientemente attraversata/squarciata da temi scottanti e di disturbante attualità come la prostitutizione minorile (agghiacciante l’indifferenza di una madre che mercifica il corpo acerbo della figlia mentre sfama il figlioletto in casa) e immancabilmente attraversata da una filologica colonna sonora degli Almamegretta, l’opera dei Frazzi consuma una ben miscelata mistura di sporcizia e sincerità che ricorda il miglior cinema dei suoi illustri conterranei. E tutte le tensioni in campo si accumulano e si sprigionano nel/dal protagonista, inquietante "guerriero della notte" in viaggio sulla metropolitana dei suoi ricordi e pirandelliano nel suo trasmutare continuamente in uno, nessuno e centomila perché la sua apparente doppiezza morale-sociale esplode e implode senza posa in infiniti frammenti di personalità, poste in essere ed azzerate in un gioco al massacro spietato e vero, anzi "verace", che ci fa ammutolire nell’indifferenza solipsistica del finale.
Andrea Ravagli