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Regia:Andrea
e Antonio Frazzi
Sceneggiatura:
Andrea e Antonio Frazzi, Marcello Fois, Ferdinando Vicentini
Orgnani
Fotografia: Paolo Carnera
Musiche: Almamegretta
Montaggio: Claudio Cutrì
Scenografia: Mario di Pace
Produzione:
Rosario Rinaldo per Pequod, col contributo dell’Istituto Luce
e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Distribuzione: Mikado
Durata: 94'
Genere: Drammatico
Interpreti:
Gianluca di Gennaro, Miriam Candurro, Carmine Recano, Sergio
Solli
Note:
- Tratto dall'omonimo romanzo di Diego De Silva
Rosario
ha 11 anni e abita in un condominio nella periferia di Napoli
insieme alla nonna Liliana, vecchia e malata. Il ragazzo passa
le sue giornate trascinandosi tra sale giochi, brutte
paninoteche, piccoli reati, roulette russe improvvisate sulla
tangenziale. Frequenta anche un centro di accoglienza, gestito
da volontari, che aiuta le famiglie in difficoltà. Le sue
figure di riferimento sono così Damiano, un bullo del
quartiere, e Santino, un volontario del centro, dove un giorno
Rosario conosce Caterina. Si innamora di lei e la sua vita
sembra cambiare in meglio, ma poi una serie di avvenimenti
negativi lo getta definitivamente nelle braccia della malavita.
I
fratelli Frazzi dipingono una tela plasticamente e
cromaticamente violenta perché il disagio è veicolato, in
linea coi precedenti Don Milani - Il priore di Barbiana e Il
cielo cade, dai corpi innocenti per antonomasia, quelli dei
bambini appunto. Educazione sentimentale e criminale dell’undicenne
Rosario (Gianluca Di Gennaro) che mentre si prende cura della
nonna, Lilina (Nuccia Fumo), alterna partite a pallone e furti
casalinghi su commissione col branco di amici alla
frequentazione del centro di accoglienza del parroco locale dove
scatta il primo, grande amore per la ventenne Caterina (Miriam
Candurro). Seguendo le linee tortuose dell’omonimo romanzo,
premio Campiello, sul mondo dei baby-killer del co-sceneggiatore
Diego De Silva, i fratelli Frazzi aderiscono a corpi
non-professionisti dall’acre, ribellistico sapore
truffautiano-placidiano, veicolo privilegiato dai quali e verso
i quali si sprigiona la purezza sottocutanea dello sguardo in
questo film di bambini, sui bambini, specchi potenti della
bestialità di "certi adulti" puntati con una
sensibilità tattile che, raggiunge momenti di grazia (le dita
di Rosario che accarezzano le labbra di Caterina, le rudi
tenerezze con la nonna) preziosi. Sapientemente
attraversata/squarciata da temi scottanti e di disturbante
attualità come la prostitutizione minorile (agghiacciante l’indifferenza
di una madre che mercifica il corpo acerbo della figlia mentre
sfama il figlioletto in casa) e immancabilmente attraversata da
una filologica colonna sonora degli Almamegretta, l’opera dei
Frazzi consuma una ben miscelata mistura di sporcizia e
sincerità che ricorda il miglior cinema dei suoi illustri
conterranei. E tutte le tensioni in campo si accumulano e si
sprigionano nel/dal protagonista, inquietante "guerriero
della notte" in viaggio sulla metropolitana dei suoi
ricordi e pirandelliano nel suo trasmutare continuamente in uno,
nessuno e centomila perché la sua apparente doppiezza
morale-sociale esplode e implode senza posa in infiniti
frammenti di personalità, poste in essere ed azzerate in un
gioco al massacro spietato e vero, anzi "verace", che
ci fa ammutolire nell’indifferenza solipsistica del finale.
Andrea Ravagli

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