|
Interpreti:
Maria Hofstatter, Alfred Mrva, Erich Finsches, Gerti Lehner,
Victor Hennemann
Note:
- Vincitore del "gran premio della giuria" alla 58^
mostra del cinema di Venezia nella sezione Venezia 58
Nel
sotterraneo di un centro commerciale s’ammucchia un’orgia di
nudi. Una coppia coniugale separata continua per praticità a
vivere nella stessa casa, ma il marito non riesce a sopportare l’amante
della moglie. Una donna finisce con la testa affondata nel
gabinetto, dopo esser stata picchiata e umiliata oltre ogni
limite. Un’anziana grossa domestica fa lo spogliarello per
distrarre il suo datore di lavoro. Una donna loquace attacca
discorso nel parcheggio d’un supermercato, recitando elenchi e
rivolgendo domande brutali ai momentanei e involontari
interlocutori che la giudicano pazza e la temono. Un padre e una
madre divisi visitano, ciascuno per conto suo, sfuggendosi, la
croce piantata lungo l’autostrada nel posto dove la loro
bambina è stata ammazzata da un’automobile. Gente abbandonata
a un’immobilità cadaverica si abbronza sdraiata accanto alla
propria piscina. In un week-end canicolare, nella periferia
residenziale di Vienna, tra villette a schiera tutte uguali,
sale la temperatura e cresce l’aggressività. Vincitore all’ultima
Mostra del cinema di Venezia del gran premio della Giuria,
«Canicola», primo lungometraggio diretto dall’austriaco
cinquantenne Ulrich Seidl, è un bel film di grande maestria
registica, di alto stile, di assoluta ma non gratuita
sgradevolezza. L’autore ha scelto persone del tutto comuni,
anche anziane, grasse o brutte, con lividi, pance e grinze, per
fare quanto nello spettacolo è di solito consentito soltanto ai
giovani e belli, ossia l’amore, i giochi sessuali, l’ostentazione
di nudità, la promiscuità fisica o anche un bagno in piscina.
Questa anomalia è bastata ad attirargli accuse di cattiveria,
di nauseabondo cattivo gusto, di girone infernale, di volontà
di provocazione o di scandalo: magari perché nevrosi, violenze,
follie e i mostri quotidiani di Seidl sono troppo realistici, ci
somigliano troppo.

|