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Titolo
originale: Bowling for columbine
Regia e sceneggiatura:
Michael
Moore
Fotografia: Brian Danitz, Michael McDonough
Musiche: Jeff Gibbs
Montaggio: Kurt Engfehr
Durata
113'
Genere: Documentario
Produzione:Salter
Street Films, Alliance Atlantis, Dog Eat Dog Films
Distribuzione: Mikado
Qual
è l'unico paese al mondo che totalizza più di 11.000 omicidi
l'anno e la cui popolazione possiede in tutto più di 250.000
armi da fuoco? E in cui si trova una contea dove, per legge, i
cittadini sono obbligati a possedere un'arma?
E' lo stesso nel quale nel 1999, due adolescenti, armati, fecero
irruzione nel loro liceo e uccisero 12 persone: fecero stendere
sotto i tavoli tutti gli studenti della biblioteca e poi fecero
fuoco contro di loro come se fossero dei birilli. Non è una
metafora ad effetto o una notazione cinica. I due amavano il
bowling, vi erano stati prima della sparatoria e il divertente e
raccapricciante documentario che racconta di loro, diretto, e
interpretato, da Michael Moore (che già aveva disastrato la
superficie del sogno americano con un altro documentario
altrettanto divertente e altrettanto terribile, “Roger and me”),
si chiama proprio “Bowling a Columbine” e il Festival di
Cannes lo ha presentato addirittura in concorso.
Moore, che somiglia ad un ciccione del muto, Fatty Arbuckle, ed
ha la sua stessa stazza, ingombrante come quella di un paffuto
grizzly, attacca la sua indagine in modo esemplare. Entra in una
banca, la North American Bank per la precisione (sì, quel paese
è proprio l'America) e chiede di aprire un conto. In cambio gli
regalano un fucile. Un'invenzione? Assolutamente. Niente
finzione, solo realtà.
Di chi era la colpa se due teenager del Michigan avevano ucciso
in una mattina qualunque una schiera di coetanei? I media non
stettero certo zitti. Di Marilyn Manson (che Moore intervista).
Della famiglia in crisi. Dei film violenti. Di Dio. Ma, dato che
Dio e le famiglie in crisi lavorano anche in paesi come
l'Australia, per esempio, che hanno una media di decine di
omicidi per armi da fuoco, come è possibile che gli USA
detengano un primato così irraggiungibile? E' solo una
questione di percentuali demografiche?
Grazie ad un pantagruelico patchwork di materiali di repertorio
(demenziali spot delle industrie d'armi) e testimonianze dirette
(uno degli uomini incriminati e poi discolpati per la strage di
Oklahoma: dorme con una 44 magnum carica sotto al cuscino),
interviste a tappeto nella cittadina e allusioni inquietanti (il
posto della strage è lo stesso dove si fabbricano i missili
destinati a montare testate nucleari: un caso?), cartoon (uno
degli autori di "South Park" ha frequentato lo stesso
liceo) e immagini di tg, l'autore arriva tra mille digressioni
(non poteva mancare Bin Laden) a suggerirci la sua
interpretazione. I crimini in America sono diminuiti del 20 per
cento, nello stesso periodo le news relative ad aggressioni
armate e ad omicidi, sono aumentate nel flusso televisivo del
600 per cento: ne uccide più la paura di Dio o Marilyn Manson
messi insieme.
Mario Sesti

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