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Regia
e sceneggiatura: Nanni
Moretti
Fotografia:
Luciano Tovoli
Musiche: Franco Piersanti
Montaggio: Mirco Carbone
Scenografia: Giorgio Luppi, Marco Luppi
Produzione:
Faso film Reteitalia
Distribuzione: CIDIF
Durata: 96'
Genere: Drammatico
Interpreti:
Nanni Moretti, Laura Morante, Vincenzo Salemme, Roberto Vezzosi,
Michele
non solo è un celibe, ma è anche veramente un uomo
"solo". Pieno di manie e di fobie, di feticismi e di
ossessioni, scruta la vita quotidiana dei suoi vicini di casa e
dei pochi amici, invadendone perfino la intimità con la
raccolta delle sue osservazioni. Delle coppie che ha conosciuto
(perché è soprattutto la coppia che sembra interessarlo ed
affascinarlo) Michele tiene un aggiornato schedario, ricco di
numerosi quanto indiscreti dettagli. Michele insegna matematica
in una scuola privata ed elitaria, dove tutto - dal corpo
docente, ai "posters", ai "juke-box"
installati nelle classi - è grottesco e paradossale. E la sua
mente, lucida nei ragionamenti occasionati dalla nevrosi, lo è
altrettanto quando il nostro sale in cattedra per dimostrare un
teorema; egli mal si adatta, in definitiva, ad un ambiente di
incompetenti e di svagati, che non è segnato dall'ordine quale
lui lo concepisce. Intanto, una sua vicina di casa, che egli
conosce, viene trovata uccisa; il commissario di polizia
incaricato delle indagini interroga Michele, che spesso e
volentieri è stato, dalla sua terrazza, testimone della vita
familiare della donna. Ma, almeno per il momento, non sembra si
sospetti di lui. Continuando nell'insegnamento, Michele conosce
Bianca, una nuova e seducente collega, che ne accetta la timida
corte e poi lascia l'amante per lui. Michele (che non solo si è
già posto mille interrogativi sulla nuova coppia caduta sotto
il proprio obiettivo, avvicinando con un pretesto l'amante di
Bianca, ma altrettanti ne pone a quest'ultima, pur essendone
innamorato) cade in piena crisi. La sua visione di perfezionista
nella vita di tutti i giorni condiziona e finisce con
l'inquinare la nozione stessa della felicità, la quale è pur
possibile, solo che egli la intende in termini di assolutezza.
Intanto si è ricomposta una coppia di amici (Ignazio e Maria)
dopo una fugace avventura di ambedue con i rispettivi "partners".
Tale evento colma di gioia Michele ma, il giorno in cui egli
vedrà in un ristorante che i due cenano in ottima armonia con i
due ex-amanti, la cosa lo delude e ne sconvolge la mente. Anche
il rapporto con Bianca finisce. Ignazio e Maria vengono trovati
uccisi. Il commissario, che non aveva mancato di far seguire
discretamente i movimenti di Michele, sente che i propri
sospetti sono ormai ben fondati. In un interrogatorio e dopo un
penoso farneticare di Michele sui rapporti umani, l'amicizia, la
bontà (e le scarpe: un motivo che da sempre l'ossessiona) il
poveretto confessa che l'assassino è lui. Una cella lo attende
per una solitudine ormai irreversibile.
Moretti fa centro con quello che è il miglior film della sua
non lunga ma discussa carriera. "Bianca" non è un
film conservatore ma una sorta di paradosso della ragione
giocato sui toni della fiaba, dell'apologo, di una narrazione
volutamente esasperata e chiusa in se stessa
Segnocinema

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