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Interpreti:
Nanni Moretti, Silvio Orlando, Agata Apicella Moretti, Nuria
Schoenberg, Angelo Barbagallo, Silvia Bonucci, Quentin De
Fouchecour, Renato De Maria, Daniele Luchetti, Andrei Molaioli,
Pietro Moretti, Silvia Nono, Nicola Piepoli, Corrado Stajano
Note:
David di Donatello 1998 per migliore attore non protagonista a
Silvio Orlando
Il
28 marzo 1994 Nanni segue alla televisione, a casa della madre,
i risultati delle elezioni politiche che vedono la vittoria
della coalizione del centro destra. Nanni va allora in giro a
filmare le manifestazioni organizzate dai partiti della
sinistra, mentre dentro di sé cerca di concretizzare qualche
idea per il suo prossimo film e torna a pensare all'idea del
musical con protagonista un pasticciere trotzkista. Convoca allo
studio Silvio Orlando al quale aveva anticipato il soggetto già
nove anni prima. Ma intanto, siamo in autunno, Silvia, la sua
compagna, gli comunica di aspettare un bambino che dovrebbe
nascere intorno alla metà dell'aprile successivo. Quando arriva
il primo giorno delle riprese del musical, Nanni non sente più
la spinta necessaria e abbandona tutto. Passa del tempo e si
convince sempre più che è suo preciso dovere preparare un
film-documentario sull'Italia per spiegare il Paese a se stesso
e a molti commentatori stranieri, soprattutto francesi, che non
riescono a comprendere lo stato della situazione
politico-sociale italiana. Per l'aprile 1996 vengono fissate
nuove elezioni politiche e, in vista di quell'appuntamento,
Nanni affida ai suoi collaboratori il compito di effettuare
riprese, andare in giro, cogliere testimonianze. Silvia intanto
cerca di spiegargli come sarà il parto, ma lui è molto agitato
e cambia discorso, cerca di litigare, rifiuta inviti.
All'ospedale nasce Pietro, poi ci sono le elezioni, la vittoria
del centro sinistra, la felicità di Nanni. Dopo un mese, Nanni
tiene Pietro in braccio e canta per lui. Alla fine dell'estate
1996 va a filmare la manifestazione della Lega a Venezia, e poi,
nella primavera successiva, in Puglia documenta l'affondamento
di una barca di profughi albanesi. Nell'agosto '97 Nanni
festeggia il compleanno, è confuso, e decide di filmare solo
quello che gli piace. Indossa una mantella da scuola, va in
"vespa" in giro per Roma fino ad un vecchio capannone,
dove finalmente assiste alle riprese del musical in pasticceria.
Sono
molto poco patriottica e non sono pregiudizialmente morettiana -
anche se, nell'ambito di una generale rispetto per l'opera del
moralista di Monteverde, mi è capitato di essermi immensamente
divertita a "Ecce bombo", di aver ammirato
l'intelligenza di "Palombella rossa", di aver amato la
grazia e la sincerità di due terzi (il primo e l'ultimo) di
"Caro Diario" - e di tenere in casa una delle donne di
cartapesta che popolano il cinema vuoto di "Sogni
d'oro". Ma "Aprile", l'ultimo e fino a oggi il
più o meno misteriosissimo film di Nanni Moretti - quello che
si dice essere in corsa per Cannes, quello su cui giustamente il
Nostro non ha mai voluto anticipare nulla - mi fa venir voglia
di tifare per il made in Italy. Dico che "giustamente"
Moretti non ha voluto anticipare nulla su "Aprile"
perché il suo film è fatto di materiali fragili e quotidiani
che rendono anche difficile riferirne: metti una bella dose di
Moretti (Nanni), un po' di Silvia Nono sua moglie, un po' di
Moretti junior (Pietro) in varie fasi da zero e un anno e mezzo,
oltre a quattro anni di storia italiana, di telegiornali, di
Berlusconi, di Padania, di Piepoli, di Ulivo, di illusioni e di
delusioni, di personale e politico (due elezioni, la nascita di
Pietro a una settimana dalla vittoria elettorale della
sinistra), e il cocktail di "Aprile" è presto
descritto senza che se ne senta per nulla il profumo (e direi
"blend", se non avessi paura di essere sgridata
dall'Autore). Da sempre nobilmente ed eccentricamente narcisista
- nel senso che si mette al centro dei suoi film e delle
situazioni non tanto per voglia di apparire quanto perché usa
se stesso come una cartina di tornasole o un termometro che
conosce bene, e che permette delle micromisurazioni accurate
degli stati d'animo e del costume borghese di sinistra - Moretti
sposa qui il suo narcisismo strumentale a tutte le figure
retoriche della misura e della discrezione (preterizione,
litote, ellissi, che il brillante montaggio di Angelo Nicolini
mette in risalto), toccando con una leggerezza che non è mai
superficialità le passioni (controllate) e la quotidianità di
un atipico rappresentante del popolo dell'Ulivo. Ma se questi
sono gli ingredienti, il cinema di"Aprile" -
eccellentemente fotografato da Peppe Lanci, accompagnato da una
colonna sonora di sempreverdi musicali come Yma Sumac, Jovanotti
e Perez Prado, costruito su inquadrature di grande semplicità e
siparietti con didascalie - è più elegante e più controllato
di "Caro Diario": una miscela ben dosata di cinema
"editorialista" e cinema saggio, di autobiografia e di
autoironia, di pamphlet politico e di cinema nel cinema (si
parla di un vagheggiato musical su un pasticciere negli anni
'50, eternamente rimandato, con l'amico Silvio Orlando, si
dovrebbe girare un documentario sull'Italia di questi anni che
si trasforma, invece, in "Aprile"). E mentre
l'autobiografia registra con minuziosa verità i tic e le paure
di un futuro e poi nuovo padre, dal lato pubblico tra i bersagli
privilegiati e sfiorati con invidiabile senso della misura in
questo zibaldone morettiano ci sono Emilio Fede e una recensione
lampo di "Heat", i nudi dell'Espresso (che vengono
strappati a ritmo di mambo sotto gli occhi estatici del piccolo
Pietro) e il giornalismo omologato (che Moretti riassume con
l'immagine di un grande, unico giornale composto di infiniti
ritagli), le cartelline in cui scheda i "maleducati" e
i "personaggi odiosi" e l'invasione leghista di
Venezia, Berlusconi in primo piano tv e una poco epica distesa
di ombrelli per la manifestazione del 25 aprile '94, il governo
latitante di fronte alla tragedia dello speronamento di Brindisi
e Massimo D'Alema che in un dibattito sulla giustizia si fa
sopraffare dalla retorica del Cavaliere strappando al
telespettatore Moretti un grido di dolore: "Di' qualcosa di
sinistra..." (e si può scommettere che questo appello
prenderà il posto di "facciamoci del male"), seguito
presto da "Voglio litigare". Ulivista, antiulivista?
Né l'una cosa né l'altra. Moretti gira, per così dire in
punta di penna, il processo di una maturazione come persona e la
cronaca di una difficoltà (ampiamente diffusa) a conciliarsi
con le proprie speranze politiche nel momento in cui diventano
la realtà. Sincero, pudico, limato all'osso (dura appena
settantotto minuti, e lascia in questo senso dei rimpianti),
appena appena (in qualche effusione paterna) incontrollato,
"Aprile" è un piccolo gioiello di intelligenza e di
divertimento. Speriamo che il suo "blend" (stavolta la
parola la uso) regga all'esportazione, e faccia viaggiare per il
mondo l'Italia civile, tenera e spiritosa di Moretti
Irene Bignardi

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