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Titolo
originale: Panj é asr
Regia: Samira
Makhmalbaf
Scritto da: Mohsen Makhmalbaf, Samira Makhmalbaf
Prodotto da: Mohsen Makhmalbaf
Musiche: Mohammad Reza Darvishi
Fotografia: Ebrahim Ghafori, Samira Makhmalbaf
Montaggio: Mohsen Makhmalbaf
Produzione:
Makhmalbaf Film House
Durata: 105'
Genere: drammatico |
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Interpreti:
Agheleh Rezaie (Noqreh); Abdolgani Yousefrazi (Padre);
Razi Mohebi (Poeta); Marzieh Amiri (Leylomah).
Note:
Da vedere anche "Lezate Divanegi", documento backstage
di Hana Makhmalbaf sulla paura e sull’ostilità della gente
alla violenza del cinema.
Kabul
è distrutta dalla guerra, la gente è in fuga e i profughi
desiderano un luogo per vivere. Un anziano carrettiere, dopo
l'arrivo nella sua casa di un'orda di persone a caccia di acqua
e cibo, decide di mettersi in cerca di un luogo sicuro per sua
figlia, sua nuora e il piccolo nipote gravemente ammalato. Suo
figlio è dato per disperso in Pakistan, i soldi scarseggiano e
non bastano nemmeno per comprare le medicine per il bambino.
Nella miseria senza speranza, la giovane figlia sogna una
carriera politica, confidando nella caduta del regime talebano,
che restituisce alcuni diritti alle donne.
"Alle
cinque della sera" è il film più luminoso e maturo di
Samira Makhmalbaf, che prosegue il discorso della Makhmalbaf
factory sul pregiudizio e la falsa informazione dei media
occidentali, ed è concepito come il seguito dell’episodio di
"11.09.01", contrapponendo le miserie dell’Afganistan
alle solitarie aspirazioni delle donne, il senso storico della
sconfitta unito alle poesie di Garcia Lorca. Samira, tra
aspirazioni liriche, tocchi minimali, scarpe col tacco dismesse
e spiritualità, mostra senza mai giudicare, ma senza la ciclica
ripetitività e il simbolismo di "Lavagne". Ma dentro
il surreale viaggio tra le rovine abbandonate e i palazzi
sventrati si lascia prendere la mano dalla voglia di dire la sua
verità, riprendendo il soldato francese come simbolo del
protettorato del mondo sul paese e filosofeggiando sull’impossibilità
della democrazia imposta dagli stati forti.
Con l’inventiva e l’energia di un cinema che prova con i
tempi morti a contaminare il realismo e il documentario e la
deviazione-ossessione della protagonista di voler diventare
presidente della repubblica, "Alle cinque della sera"
è un apologo sulla forza liberatrice della volontà, ma anche
sullo stato di abbandono dell’Afganistan, dei vecchi e dei
bambini stritolati nei loro silenzi dalla povertà e dall’ignoranza,
dalla presenza del terrore, dall’educazione livellatrice
talebana radicata profondamente dentro le menti.
Il film ha uno stile espressivamente sincero, e nel voler essere
emotivamente coinvolgente resta un’opera istintiva, soffocata
dall’urgenza del messaggio e dalla vocazione all’ambiguità
del cinema specchio, che riesce a trovare una sua forma dentro l’inquadratura
nel coraggio della protagonista che prova a indicare la sua
visione delle cose, con lo stesso cinismo di Samira mentre
mostra lo smarrimento e il dolore di un paese senza identità,
tra ombrelli aperti e le folle di profughi che vagano sulla
linea di confine senza meta.
Domenico Barone

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