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Regia
e sceneggiatura: Pier
Paolo Pasolini
Collaborazione ai dialoghi: Sergio Citti
Aiuto alla regia: Bernardo Bertolucci;
Assistente alla regia: Leopoldo Savona;
Fotografia Tonino Delli Colli; Scenografia Flavio Mogherini;
Coordinamento musicale Carlo Rustichelli; Montaggio Nino
Baragli.
Produttore
:Alfredo Bini;
Durata: 116’.
Genere: drammatico
Interpreti
e personaggi: Franco Citti (Vittorio Cataldi, detto
"Accattone", doppiato da Paolo Ferrari); Franca Pasut
(Stella); Silvana Corsini (Maddalena); Paola Guidi (Ascenza,
doppiata da Monica Vitti); Adriana Asti (Amore); Romolo Orazi
(suocero di Accattone); Massimo Cacciafeste (cognato di
Accattone); Adriano Mazzelli (cliente di Amore); Francesco Orazi
(il burino); Mario Guerani (il commissario); Stefano D'Arrigo
(il giudice istruttore).Produzione: Arco Film (Roma) / Cino Del
Duca (Roma);
Note:
Prima proiezione XXII mostra di Venezia, sezione
"informativa", 31 agosto 1961; Primo premio per la
regia al Festival di Karlovy Vary, 1962; i
"Napoletani" sono stati doppiati da attori della
compagnia di Eduardo De Filippo.
Accattone
è il soprannome di Vittorio, un ragazzo di borgata che si fa
mantenere da una prostituta, Maddalena. Passa il suo tempo con
gli amici. Maddalena finisce in carcere, e Accattone conosce la
fame e un giorno, andato sul posto di lavoro della moglie
abbandonata, incontra Stella. Accattone tenta di far prostituire
anche Stella, ma intanto se ne innamora. Inizia a rubare. Stella
convince Accattone a cercarsi un lavoro, guadagnandosi da vivere
in modo onesto, e lui per amore accetta quel posto di lavoro, ma
non riesce ad adattarsi e torna a rubare…
Accattone,
girato nel 1962, è l’opera prima della regia di Pasolini. Dal
suo eosrdio, il cinema pasoliniano ha mostrato di essere una
specie di contenitore linguistico irripetibile, favorendo la
scelta di un lessico figurativo/discorsivo particolare (la
selezione dei tipi, delle facce, i vestimenti, i luoghi, l’uso
della luce, i dialoghi...), hanno un forte timbro emozionale
oltre che un senso pittografico che rimanda al passato, mentre
la scelta dei movimenti di macchina, le inquadrature, i raccordi
di montaggio — sovente dissonanti con l’intelaiatura
recettiva del cinema mercantile — divengono in Pasolini una
vera e propria sintassi a/cinematografica.
Il Neorealismo, (come sappiamo), è al fondo dell’opera
pasoliniana. Specie nelle sue radici più compromettenti. Cioè
il senso non-convenzionale dello spettacolo della miseria come
catarsi sentimentale di nuovi fascismi ordinari. Operazione tra
le più bieche del lavoro culturale, sulla quale molta
televisione poggerà le proprie miserie e le proprie fortune.
Pasolini, con questo film, fatto di immagini scabre, il cui
lento scorrere sottolinea la tragica situazione delle borgate
romane, si affaccia a guardare quello che poteva succedere
dentro l'anima di un sottoproletario della periferia romana (e,
a suo dire, "non si trattava di un'eccezione ma di un caso
tipico di almeno metà Italia"). E vi riconosce tutti gli
antichi mali ("e tutto l'antico, innocente bene della pura
vita"): la sua miseria materiale e morale, la sua feroce e
inutile ironia, la sua ansia sbandata e ossessa, la sua pigrizia
sprezzante, la sua sensualità senza ideali, e insieme a tutto
questo, il suo atavico, superstizioso cattolicesimo di pagano.
Perciò Accattone sogna di morire o di andare in paradiso.
Perciò soltanto la morte può "fissare" un suo
pallido e confuso atto di redenzione. Non c'è altra soluzione
intorno a lui. Un caso come quello di Accattone rappresenta una
tragedia: una tragedia senza speranza.
Non c'è speranza quindi in Accattone: tutto ripiomba dentro
quel mondo senza aperture, senza prospettive di nessun genere.
Importante è la metaforizzazione della morte di Accattone come
condanna nei confronti della condizione borghese, che lo stesso
Accattone non ha saputo o voluto accettare.
A proposito delle musiche del film: La Passione secondo Matteo e
i Concerti brandeburghesi di Bach, e il famoso blues St. James
infirmary di Primrose, Pasolini disse: "Si tratta di una
scelta molto irrazionale, perché prima ancora di pensare ad
Accattone, quando pensavo genericamente di fare un film, pensavo
che non avrei potuto commentarlo altrimenti che con la musica di
Bach: un po' perché è l'autore che amo di più; e un po'
perché per me la musica di Bach è la musica a sé, la musica
in assoluto...".

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